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DI GIORGI SI PRENDE IL CAPOLUOGO
Giovedì 19 Maggio 2011 18:12
Latina ha scelto Giovanni Di Giorgi. Il nuovo sindaco, sostenuto da Popolo della Libertà, Lista Di Giorgi Sindaco, Lista Cirilli, Udc, Città Nuove, Lega Federalista e La Destra, ha ottenuto 40.076 preferenze, con una percentuale del 50,97%, seguito dal candidato del centrosinistra Claudio Moscardelli che di preferenze ne ha raccolte 27.929, attestandosi al 35,52%.
Buoni risultati sono stati ottenuti anche da Marco Fioravante, che con la lista Il Patto entra in consiglio come sindaco non eletto (grazie ai voti di lista che gli fanno passare lo sbarramento) avendo raccolto 2.359 preferenze (3,14%), da Marco Gatto, che con Latina Capitale raggiunge il 2,56% (1.925 preferenze) e da Delio Redi, ex sindaco della città sostenuto da Alleanza di Centro, che raggiunge 1.122 voti (1,49%). Delusione, invece, per le altre forze che avevano deciso di non schierarsi con i due poli. Tra queste Filippo Cosignani, che nonostante il supporto del premio Strega Antonio Pennacchi raggiunge un misero 0,7%, Giuseppe Vacciano sostenuto dal Movimento 5 stelle di Beppe Grillo (1,25%), Francesco Autieri sostenuto da Destra Nazionale e Movimento delle Provincie del Lazio (1,27%), Giancarlo Nardin di Latina Futura (1,22%), Sergio Sciaudone con Sinistra per Latina (0,67%), Ruggero Mantovani con Alternativa Comunista (0,54%), Danilo Calvani in rappresentanza dei Comitati Riuniti Agricoli (0,32%) e Gianpiero Oddi di Noi Sud, che chiude la tornata elettorale all'ultimo posto con soli 123 voti, equivalente dello 0,16%). Nelle 116 sezioni del capoluogo pontino hanno votato 81.836 elettori, pari al 79.09% degli aventi diritto, con una flessione del 3% circa rispetto all'ultima tornata che vide vincitore Vincenzo Zaccheo. Particolare rilevante quello del voto disgiunto, con alcune situazioni che hanno fatto perdere preferenze proprio all'eletto sindaco Di Giorgi, che ha raccolto meno voti delle sue liste. Chiaro segnale di un evidente malcontento all'interno dell'elettorato storico del centrodestra. A salvare l'avvocato di Latina, ex assessore e attualmente consigliere regionale, le liste che lo sostenevano, quella di Cirilli e quella di Renata Polverini tra tutte, che gli hanno permesso di imporsi, seppur di misura, al primo turno, evitando compromessi con le altre forze in campo in un ballottaggio che sarebbe stato sicuramente molto difficile da gestire. Dati alla mano, comunque, va registrato un piccolo calo all'interno del centrodestra del capoluogo. Proprio per questo motivo la campagna elettorale di Di Giorgi è stata gestita in maniera aggressiva e si è ricorsi anche ad importanti pezzi da novanta per sostenere la sua candidatura. La Meloni, i ministri Brunetta e La Russa, la Polverini, Gasparri e, ciliegina sulla torta, la presenza di Silvio Berlusconi (prima volta nella storia a sostenere un candidato a Latina) il giorno della chiusura della campagna elettorale. Uno spiegamento di forze che si spiega con la necessità di chiudere la pratica al primo turno ed evitare compromessi nel ballottaggio. A sinistra, invece, non si nasconde la delusione per un risultato che, seppur interessante dal punto di vista numerico, sa tanto di occasione perduta. Moscardelli si è difeso bene e l'elettorato lo ha premiato, valutando positivamente l'apporto di tutte le forze in campo a sostegno della sua candidatura. Ma con un centrodestra mai così in basso (da un punto di vista amministrativo) qualcuno forse si mangerà le mani per non aver osato di più durante una campagna elettorale i cui toni forse potevano essere maggiormente accesi dall'autentico rivale di Di Giorgi. Il Pd di Latina (che comunque esce con importanti risultati nel resto della provincia, ad eccezione di Terracina) adesso dovrà risolvere le solite beghe interne e prepararsi ad un rilancio che gli elettori aspettano da anni. Tra i maggiori delusi, però, c'è chi ha deciso di sostenere l'avventura di Futuro e Libertà nel capoluogo pontino. Il 'fasciocomunismo' non ha reso come molti si attendevano e c'è già chi (come a livello nazionale) sta iniziando a rivedere le proprie posizioni, deluso dal risultato elettorale. Qualcuno sta pensando seriamente di inserirsi di nuovo nei ranghi del Popolo della Libertà, mentre altri stanno valutando se sia il caso compiere il passo più lungo aderendo ai programmi riformisti del Partito Democratico. Pochi, pochissimi, sono rimasti soddisfatti da questi risultati e si corre il rischio concreto, dal vertice alla base, che l'esperienza possa già concludersi qui, a meno di eventuali stravolgimenti nel governo centrale.




