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L’ULTIMO SALUTO A MATTEO VACCARO

Giovedì 10 Febbraio 2011 13:18

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matteovaccaroAlle 14:30 di sabato 5 febbraio in Piazza San Marco regnava il silenzio. Un silenzio tagliente e doloroso. Una piazza gremita in attesa di salutare per l'ultima volta Matteo Vaccaro, il ventinovenne ucciso al Parco Europa.

Alle 15 le porte della cattedrale si sono aperte e una massa composta da più di mille persone a passo lento ma deciso e in maniera ordinata sono entrate e hanno preso parte alla commovente cerimonia. "Vorrei che la morte di mio figlio- ha detto il padre - non sia stata inutile. Vorrei trovare il modo perché questo non sia solo un fatto di cronaca, ma uno spunto per migliorarci". Il padre di Matteo, Valentino Vaccaro, ha cercato con queste parole di scuotere le coscienze e si è rivolto alle istituzioni chiedendo che la morte di Matteo serva almeno come monito ai giovani. Una morte "assurda" che non va dimenticata e che deve servire a ridare il giusto valore alla vita. La sorella di Matteo, anche lei poco più che trentenne, ha parlato del fratello come di un ragazzo "spesso schivo ma molto buono e di gran cuore". Matteo era molto conosciuto in città e la folla presente, come il lungo applauso che ha accompagnato la bara del giovane, sono state una delle tante dimostrazioni di affetto e solidarietà nei confronti suoi e della famiglia. Una vita spezzata da una morte assurda a causa dell'esaltazione di piccoli criminali che come massima aspirazione nella loro vita avevano quella di diventare come la banda della Magliana. Matteo, invece, aveva ben altri sogni ed obiettivi: oltre a gestire un ristorante, il suo grande amore per gli animali lo aveva portato a scegliere la facoltà di veterinaria e il suo sogno era quello di terminare gli studi e diventare un bravo veterinario. "Vorremmo che le persone che hanno ucciso Matteo - ha detto il parroco durante la cerimonia - sentissero la voce di Dio che chiede a Caino "Che cosa hai fatto"; e ha aggiunto: "Che questo non sia solo un momento, ma un segnale che la città deve cogliere, non restiamo indifferenti!". Molte illazioni sono state fatte su quanto accaduto quella fatidica notte, molti parlano di bastoni, di una scacciacani, ma non vi è nulla di certo, tutto ancora da appurare. Intanto il quadro indiziario a carico degli indagati è stato definito. Erano tutti attorno ad Alex Marroni, il giovane accusato di omicidio volontario. La scena del crimine viene ricostruita così nell'ordinanza del Gip Matilde Campoli. Le dichiarazioni rese da Marroni al pubblico ministero Giuseppe Miliano, in sede di interrogatorio, sono state determinanti. Marroni sostiene che gli altri lo abbiano incitato a sparare. Così viene disposto il fermo anche per gli altri cinque: Paolo Peruzzi, Francesco D'Antonio (cugino del F.D.M. che il sabato sera aveva avuto una lite con la vittima), Gianfranco Toselli, Fabrizio Roma e Matteo Ciaravino. L'omicidio è maturato, nell'ottica della futilità dei motivi: elemento che costituisce un aggravante. Il "caso isolato", come lo ha definito il prefetto D'Acunto, ma che da molti non è considerato tale, ha colpito al cuore la città di Latina.