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UCCISO CON UN COLPO DI PISTOLA
Giovedì 03 Febbraio 2011 12:23
E' capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Solo così si può spiegare la morte di Matteo Vaccaro, 30enne di Latina freddato con un colpo di pistola nella tarda serata di domenica 30 gennaio all'interno di Parco Europa, nella zona residenziale del capoluogo pontino.
Alla base del delitto ci sarebbe un litigio avvenuto sabato sera nel locale "Pietra Nuda" in via Lago Ascianghi, gestito dalla vittima e dalla sorella. Un cugino di Francesco D'Antonio, uno dei sei arrestati per l'omicidio di Matteo Vaccaro, si era recato al locale e, probabilmente sotto i fumi dell'alcool, aveva iniziato ad inveire contro la mamma e la sorella di Matteo Vaccaro.
Il 30enne era intervenuto per difendere i due familiari e ne era nata una violenta lite. Il giorno successivo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, i fratelli Vaccaro avrebbero chiamato D'Antonio perché discutere ancora dell'accaduto. I tre si sarebbero dati quindi appuntamento presso Parco Europa. Ma all'incontro D'Antonio si fa accompagnare da altre cinque persone, a bordo di una Mini Cooper e una Hyundai Atos. Uno di loro, Alex Marroni, appena sceso dall'auto esplodeva immediatamente un primo colpo di pistola che andava a vuoto, poi un secondo diretto al Matteo Vaccaro, colpito al cuore. Un terzo colpo era invece diretto al fratello, ma finiva sulla vetrina di un negozio poco distante. Immediata la fuga per i sei malviventi, che abbandonavano la Mini sul luogo del delitto, e altrettanto immediata la segnalazione alla Polizia, mentre il fratello di Matteo caricava sull'auto la vittima e lo portava in ospedale, dove il giovane, però, arrivava già morto. Sul posto gli agenti rinvenivano un'arma, una pistola scacciacani che la vittima aveva portato con sé, con lo scopo, probabilmente, di intimidire i rivali, ma che non avrebbe fatto in tempo ad estrarre. Le indagini condotte dalla Squadra mobile della questura di Latina guidata da Cristiano Tatarelli, iniziate qualche ora dopo l'omicidio, portavano subito all'individuazione dei sei responsabili e al ritrovamento dell'arma del delitto, una pistola calibro 7,65. La Polizia avrebbe individuato quale esecutore materiale dell'omicidio Alex Marroni, 21enne incensurato, mentre gli altri cinque fermati sono Paolo Peruzzi, 23 anni, Gianfranco Toselli, 22 anni, Fabrizio Roma, 22 anni, Matteo Caravino, 22 anni, e Francesco D'Antonio, che secondo gli inquirenti apparterrebbero ad una banda criminale emergente nel capoluogo pontino. Sulla triste vicenda, che nulla avrebbe a che vedere con l'ondata di sangue che sconvolse la città nel mese di marzo del 2010, hanno parlato alcuni esponenti politici del capoluogo: "Spero che questa morte assurda valga ad aprirci definitivamente gli occhi su quel che sta accadendo ormai da anni nella nostra città". Parole di Enzo De Amicis, segretario provinciale de L'Italia dei Valori, che prosegue: "Temo che la città si stia abituando a fare la conta delle vite spezzate da altri giovani che giocano ad emulare i boss troppo spesso celebrati dalla televisione. La diffusione delle armi da fuoco fra i gruppi giovanili a Latina è un dato su cui occorre riflettere seriamente. In questa città in perenne transizione quelle piazze e quelle strade destinate ad essere luoghi di incontro e socialità fanno da sfondo, sempre più spesso, a scene da far west. Ed è una realtà davvero sconcertante. Quel proiettile - ha concluso De Amicis - colpisce il cuore dell'intera città. Dobbiamo saper reagire, da adulti, da padri, da uomini delle istituzioni ma soprattutto dobbiamo saperci indignare e sentire questo ragazzo strappato alla vita come figlio nostro, di questa città giovane che non sa crescere". Dell'argomento ha parlato anche l'ex consigliere comunale Salvatore De Monaco, che ha affermato: "L'ultimo omicidio non può lasciarci indifferenti. Latina deve reagire. I nostri figli e nipoti sono in pericolo. Bisogna collaborare con le forze dell'ordine e non abbassare la guardia. E' in gioco il futuro della nostra città".




