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Le reazioni all’assalto
Mercoledì 26 Ottobre 2011 16:32
Il primo amministratore del capoluogo a parlare del raid contro il villaggio di Libera è il presidente del coinsiglio comunale Nicola Calandrini, che in una nota afferma: “Condannare i fatti di Borgo Sabotino è doveroso, come è doveroso richiamare il rigore nella lotta alle mafie, cancro endemico di questo nostro Paese.
Ma fermarmi qui è inutile, credo dopo questo attentato noi rappresentanti delle istituzioni di questa città siamo chiamati ad alzare l’attenzione, siamo chiamati a diventati attori di prima linea in questa lotta. Chi ha agito a Borgo Sabotino sapeva, e voleva, colpire un simbolo. Il simbolo dell’idea che c’è un solo modo di vivere quello della legalità. Per questo - conclude Calandrini - io e l’intero consiglio comunale di Latina siamo con i ragazzi di Sabotino e siamo impegnati a sostenerli in tutto il loro percorso. L’azione di Sabotino è contro la Latina che vuole crescere, noi stiamo dalla parte della Latina che lavora, che costruisce il futuro che lotta contro la mafia”. Duro anche Giorgio De Marchis, che in una nota spiega: “Emergono chiaramente le responsabilità morali del sindaco e di tutta la maggioranza che, con i loro atteggiamenti e con le ambigue posizioni espresse, finiscono per delegittimare ed indebolire di fatto l’azione delle organizzazioni che si battono contro la criminalità. Il sindaco continua a rilasciare dichiarazioni non accorgendosi che sulla vicenda dei campi di Via Helsinki è depositata già dal 7 ottobre una mozione del Pd con la quale si chiedono chiarimenti in merito al mancato trasferimento del possesso delle strutture sportive a causa dell’inerzia e del burocratismo istituzionale. “Ci dispiace - prosegue l’esponente del Partito Democratico di Latina - dover assistere al comportamento anomalo del sindaco che, invece di essere risoluto in favore dell’assegnazione dei campi all’associazione Libera continua a tergiversare, proponendo addirittura che sia l’associazione stessa a costituirsi in giudizio per entrare in possesso della struttura. Il comportamento e l’atteggiamento del sindaco – conclude Giorgio De Marchis – non è in linea con il suo ruolo di responsabilità che lo dovrebbe vedere come il primo garante della legalità e tutela dei propri concittadini”.




