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Il primo cittadino si difende

Mercoledì 12 Ottobre 2011 15:41

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digiorgidi Simone Di Giulio

Un’arma a doppio taglio il ricorso presentato al Tribunale Amministrativo del Lazio dal Pd di Latina dopo il voto che ha consegnato la città nella mani della coalizione guidata da Giovanni Di Giorgi.

Proprio quel ricorso sulle schede annullate è diventato il pretesto per il sindaco per uscire dalle polemiche circa il suo doppio incarico. E’ proprio il primo cittadino di Latina a spiegare i dettagli: “Non posso dimettermi dal consiglio regionale, le condizioni di legge per procedere alla richiesta di decadenza dalla carica di consigliere regionale non sussistono. La scelta tra sindaco di Latina e consigliere regionale risulta attualmente non libera, poiché la stessa proclamazione a sindaco è sub judice, essendo stata impugnata dal Partito Democratico e segnatamente da Claudio Moscardelli, innanzi al Tar, sezione staccata di Latina, con il ricorso notificato il 30 giugno 2011, in cui si chiede la verifica delle schede elettorali dichiarate nulle. In merito a tale ricorso, come noto, il Tar si è espresso nei giorni scorsi, dichiarando la non manifesta inammissibilità del ricorso stesso. L’incompatibilità - prosegue Di Giorgi - tra le cariche di sindaco e di consigliere regionale non si è ancora concretizzata, poiché quella di sindaco non si è cristallizzata, ma è sottoposta a contenzioso. Il ricorso pendente limita la libertà di scelta tra le due cariche, libertà che è il presupposto affinché possa procedere alla scelta definitiva. Quanto prima potrò procedere ad effettuare la mia scelta, che è quella di guidare la mia città. In merito al polverone sollevato da Pedica, ritengo che lui e i suoi colleghi renderebbero un buon servizio ai cittadini se si impegnassero ad offrire un contributo fattivo alla risoluzione dei problemi del Paese e del nostro territorio, senza scendere in polemiche strumentali”.