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CIARRAPICO FINISCE ANCORA NEI GUAI

Giovedì 21 Luglio 2011 07:38

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giuseppeciarrapicodi Simone Di Giulio

Nuovi guai giudiziari per il senatore del Popolo della Libertà Giuseppe Ciarrapico, che avrebbe creato due cooperative editoriali per ricevere indebitamente contributi della presidenza del Consiglio dei ministri, realizzando una truffa da oltre 45 milioni di euro ai danni dell'erario.

È questa l'accusa della Guardia di Finanza di Frosinone a carico dell'editore di diversi quotidiani locali, tra i quali Ciociaria Oggi e Latina Oggi, e senatore del PdL. Il Nucleo di Polizia Tributaria delle Fiamme gialle ha scoperto il presunto mega raggiro nei confronti del Dipartimento per l'informazione e l'editoria, l'autorità deputata al rilascio delle provvidenze per il settore. I responsabili del danno erariale sono stati deferiti alla Corte dei Conti del Lazio. Dopo un'accurata indagine di natura contabile la Finanza avrebbe ricostruito la truffa, ascoltando persone informate sui fatti. Tra queste tutti i capi pro-tempore del Dipartimento per l'Editoria di Palazzo Chigi. Secondo l'indagine Giuseppe Ciarrapico avrebbe costituito due cooperative editoriali, di cui erano amministratori due ultra ottantenni, semplici prestanome, anche loro segnalati alla Corte dei Conti. "Il soggetto a cui erano di fatto riconducibili le due società - si apprende dalla Guardia di Finanza - era lo stesso Ciarrapico, attraverso artifizi e raggiri che si sono sostanziati nel presentare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri delle attestazioni palesemente false, avrebbe chiesto l'accesso ai contributi per l'editoria". Nello specifico l'editore e senatore del Popolo della Libertà avrebbe fatto ricorso ai benefici della legge 250/90 con due società diverse, mentre in realtà esse sarebbero, di fatto, un'unica impresa. Tutto ciò ha consentito, eludendo le norme, di incassare il doppio di quanto spettasse. Ciarrapico avrebbe anche operato assieme a propri congiunti sui conti correnti nei quali erano stati versati i contributi per l'editoria. I finanzieri hanno documentato come l'editore, in qualità di 'dominus' delle due cooperative e unico referente di tutti i soggetti investiti di cariche sociali, abbia gestito concretamente l'operato delle società editrici. Secondo quanto accertato dalle indagini l'editore avrebbe scelto gli amministratori, svuotati di qualsiasi potere decisionale, stabilito le modalità d'impiego delle risorse finanziarie e in un'occasione sarebbe addirittura intervenuto personalmente presso alti livelli istituzionali per difendere i propri interessi economici connessi all'attività editoriale delle due società.