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E LA GIORNATA DEL DISOCCUPATO?

Giovedì 28 Aprile 2011 14:00

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albertosordi
Luca Morazzano

A quando la festa del disoccupato? Alla vigilia del primo maggio la domanda è d'obbligo. Non me ne vogliano i lavoratori, specialmente quelli che ogni giorno si svegliano che è ancora notte e vanno a sgobbare per riportare a casa uno stipendio che a fine mese non basta mai.

Purtroppo però, anche quelli che per una paga da fame quotidianamente si spezzano la schiena, rischiano di essere considerati dei privilegiati. Perché di lavoro in giro ce n'è sempre di meno e anche la festa dei lavoratori rischia di diventare anacronistica. Ditelo ai dipendenti della Gial, o a quelli della Nexans o a quelli delle altre decine di imprese che sono saltate di festeggiare il lavoro che non c'è più! O a quell'esercito di trentenni laureati che non hanno il problema di come spendere i propri soldi perché soldi loro non ne hanno non avendo un'occupazione! Con ciò non voglio dire di non festeggiare il primo maggio, perché forse è una di quelle feste, insieme al 25 aprile (che non è stato solo Pasquetta) che sento di più e che più ritengo importante festeggiare. Dalle notizie dei tg, proprio nei giorni scorsi, sentivo che i posti di lavoro ci sono e siamo noi giovani a non volerli perché c'è carenza di artigiani, gelatai e agricoltori. Siamo noi che non vogliamo piegarci per fare lavori di manovalanza. Nelle terre e nei cantieri la manodopera è in maggior parte di stranieri. Il ministro Brunetta ci ha definito dei bamboccioni. Ma noi siamo quelli cui gli adulti dicevano di andare all'università perché con un pezzo di carta in mano è tutto diverso. E ora?