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AL D’ANNUNZIO “IL GIORNO DELLA CIVETTA”
Giovedì 03 Marzo 2011 10:43
Prosegue la stagione di prosa al D'Annunzio di Latina con un capolavoro del grande Leonardo Sciascia "Il giorno della Civetta" con Sebastiano Somma e con la partecipazione di Orso Maria Guerrini, regia Fabrizio Catalano.
Una storia d'inchiesta a partire da un omicidio avvenuto nell'entroterra siciliano, "Il giorno della civetta" racconta la storia di un capitano dei carabinieri appena arrivato in Sicilia, dalla lontana Parma, all'inizio degli anni '60. Il capitano Bellodi è un uomo onesto ed intelligente, pronto ad affrontare qualunque difficoltà, pur di far bene il proprio dovere. Non sarà facile, in una terra così sfaccettata e dalle mille verità come la Sicilia. L'azione si svolge principalmente in una piccola caserma dei carabinieri, in una cittadina dell'entroterra in un'isola "silenziosa, dura", che al capitano Bellodi sembra incomprensibile, a tratti ostile. È la Sicilia dei grandi spazi, dove gli uomini e le menti si perdono. "Nella rappresentazione teatrale de 'Il giorno della civetta' che intendiamo mettere in scena - afferma il regista Fabrizio Catalano - l'azione si svolge in una Sicilia trasfigurata, territorio dell'anima prima ancora che elemento geografico. Il più grande peccato della Sicilia è stato ed è sempre quello di non credere nelle idee. Ora, siccome questa sfiducia nelle idee, anzi, questa mancanza di idee, si proietta su tutto il mondo, la Sicilia ne è diventata la metafora". Chi ha creduto nelle idee e si rifiuta di uniformarsi ai comportamenti illegali e violenti della mafia viene punito a volte con la morte, come per Salvatore Colasberna, unico impresario onesto della provincia che viene minacciato, ricattato ed infine ucciso, perché non ha voluto piegarsi ai voleri della mafia, perché costruiva le case con il cemento piuttosto che con sabbia e sterco… Bellodi, alla fine, perderà la sua battaglia. Egli dopo essere arrivato ad arrestare tutti i veri colpevoli sarà premiato con una licenza ed una promozione e trasferito; e così anche il maresciallo, d'origine siciliana, che lo aveva seguito nell'inchiesta. I mafiosi invece verranno scagionati dalla testimonianza di persone insospettabili, mentre la responsabilità morale del delitto cadrà su Rosa, moglie dell'uomo che aveva riconosciuto l'assassino e poi misteriosamente scomparso, colpevole soltanto d'essere bella, ma ingiustamente accusata d'avere una relazione con Colasberna. Anche Rosa andrà via, come Bellodi, come il maresciallo. "Chi sta dalla parte della giustizia, deve ritirarsi. Ancora una volta. Ma non sarà sempre così".




