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UN MILIONE DI BASTA IN TUTTA ITALIA
Giovedì 17 Febbraio 2011 10:32
Un minuto e mezzo di silenzio: uno di quei silenzi assordanti, che fanno rumore, che ti fanno sentire quel brusio fastidioso nelle orecchie. Una signora di cinquant'anni abbraccia con dolcezza il marito che le è accanto, poi appoggia la testa sulla sua spalla e si commuove.
Una lacrima scende anche a me. Poi risuona una domanda: "se non ora quando?". E allora parte l'urlo, immenso, accompagnato da un mare di braccia e mani alzate verso il cielo: "adesso!". Così inizia la manifestazione per la dignità delle donne di domenica 13 febbraio a Roma. Intanto, dalla terrazza del Pincio, è stato srotolato un manifesto rosa con la scritta "Vogliamo un paese che rispetti le donne, tutte". Ducentomila in Piazza del Popolo e vie limitorfe, un corpo unico fatto di donne ma anche di uomini che hanno deciso di dire basta a questa politica che sceglie il ruolo di ministro dopo festini hard. Duecentotrenta piazze italiane unite in una giornata di riscatto, con la rabbia e la consapevolezza che non si può più sopportare. Anche all'estero si sono date da fare: Berlino, Londra, Parigi, Tokio e perfino Honolulu. Prova lampante che le donne non ce la fanno più.
Non ce la fanno più a sentire su di loro gli occhi indagatori del collega che per svilire la loro intelligenza fa apprezzamenti sull'aspetto fisico; non ce la fanno più a guadagnare di meno dei loro amici uomini solo per il fatto stesso di essere donne; non ce la fanno più a dover scegliere tra l'essere madre o l'essere lavoratrici; non ce la fanno più a trovarsi di fronte il docente universitario che durante l'esame è attento solo alla loro scollatura; non ce la fanno più a sentirsi dire che tutte avrebbero accettato di vendersi al proprio (ahimè) Presidente del Consiglio solo per ricevere un posto di lavoro sicuro o una cifra esorbitante come quella che il "culo flaccido" ha promesso a Ruby; non ce la fanno più a dover avere mille braccia, mille gambe e un cervello che lavora per quattro solo perché lo Stato non prevede adeguati sostegni per le famiglie fosse anche un semplice asilo nido. È per tutto questo e per molto altro che domenica un milione di donne si sono messe in marcia, dal Nord al Sud di questa Italia straziata da vicende quasi surreali. Sì perché negli altri paesi democratici un Presidente del Consiglio si sarebbe dimesso per molto meno. E non si faccia il solito superficiale errore di sminuire tutto ad un attacco alla privacy, ad una considerazione tipicamente italiana e vagamente maschilista che in fondo non ha fatto nulla di male: no, qui si tratta di crimini che devono essere puniti: concussione e prostituzione minorile (per i quali, ad oggi 15 febbraio, Berlusconi sarà sottoposto a giudizio immediato). Se poi si aggiunge che è quello il criterio con il quale si sceglie la classe politica dirigente allora è evidente che non si tratta di privacy; no, questa a tutti gli effetti è una questione politica, giudiziaria, civile e morale. Per questo le donne e gli uomini hanno manifestato: per dimostrare che non tutti la pensano così, che non tutti si fanno scivolare addosso ogni cosa che il Presidente del Consiglio fa o dice, che non se ne può più di questa società che è caduta poco a poco in un'aridità culturale nella quale la massima aspirazione di una ventenne è quella di comparire in televisione o farsi sistemare come consigliere regionale (come se le due cose fossero assimilabili). E a dimostrazione di questo, non si poteva non notare come le suddette ventenni, in Piazza, fossero troppo poche. Donne adulte, anziane, trentenni, bambine con le mamme ma poche rappresentanti delle nuove generazioni. C'è da preoccuparsene. Ma poi ti giri e vedi una mamma ed un papà sulla quarantina con la loro figlia che dal passeggino, grazie a loro, grida la sua rabbia: "sono piccola ma indignata". E allora ci scappa un sorriso. Sì perché la manifestazione delle donne è stata divertente: migliaia di facce che sorridevano e si commuovevano, che ballavano, urlavano, mostravano i denti e tendevano le mani. Un raro momento di condivisione vera, trasversale, nel quale gli applausi sono stati equamente divisi tra la segretaria della Cgil Susanna Camusso e l'avvocatessa Giulia Buongiorno, oggi Futuro e Libertà. E non si parla neanche di bigottismo, di un tornare indietro rispetto a quel "tremate tremate le streghe son tornate". Nessun accenno di bigottismo o di quell'essere "radical chic" (e qui cito la Gelmini) tanto declamato: no, perché accusare questo milione di persone di essere moraliste è un errore, una deviazione della realtà per non ammettere che lì, domenica 13 febbraio, era sceso in piazza un cuore grande così, pronto a combattere e non a dividere tra buone e cattive, pronto a riprendersi quella dignità che il Premier ha mercificato, pronto a dimostrare che le donne son tornate.




