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L’IDEA È NATA UN ANNO E MEZZO PRIMA

Giovedì 17 Febbraio 2011 10:30

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senonoradi Paola Bernasconi

Un bicchiere di vino ed un gruppo di amiche: così è nato tutto. Un anno e mezzo fa, tra le chiacchiere di donne che si ritrovano a sentirsi indignate per quello che sta accadendo, per le parole di Veronica Lario, per il caso di Noemi e del suo "papy" e per tutte quelle ragazza che di punto in bianco, dallo schermo televisivo, si ritrovano sedute nei Consigli Regionali o in Parlamento.

Sono la regista Cristina Comencini e sua sorella Francesca, sceneggiatrice, Francesca Izzo, docente di Storia delle Dottrine Politiche a Napoli, Fabrizia Giuliani, docente di Filosofia del Linguaggio alla Sapienza, Sara Ventroni, poetessa e performer e Valeria Fedeli, vice segretario dei tessili Cgil e presidente del sindacato europeo. Sono loro "Di Nuovo", l'associazione da cui parte tutto. Iniziano ad incontrarsi assiduamente, ne nascono idee tra le quali lo spettacolo "Libere", portato in scena in tutta Italia dalle attrici Lunetta Savino e la giovane Isabella Ragonese. Poi questo non basta più: scatta il caso Ruby, il Premier non si dimette, la rabbia delle donne che rivogliono indietro la loro diginità si fa sempre più impellente e allora nasce il comitato "Se non ora quando" e la manifestazione di domenica 13 febbraio. Ed è un successo che nessuno si aspettava. Una giornata "in rosa" che non ha avuto niente a che fare con le solite manifestazioni psudofemministe che ultimamente si vedono in giro in giornate come l'8 marzo (che sarebbe più rispettato senza tutto il corollario che annualmente si vede e si sente). foto9E le donne sul palco, a passarsi il testimone, sono in tante. Ad inaugurare c'è la voce della Ragonese, emozionata ma con una carica sincera; poi, a condurre la giornata, ci sarà Angela Finocchiaro, donna e attrice affermata che porterà sul palco una ventata di sana ironia. Ma c'è anche Suor Eugenia Bonetti, missionaria in Africa per ventiquattro anni e impegnata nella Caritas di Torino dove ha incontrato "il volto, la storia, le sofferenze la disperazione e la schiavitù di tante donne portate in Italia con il miraggio di una vita confortevole". Anche lei, donna di chiesa, con il suo abito grigio, ha un moto di indignazione e si schiera accanto a tutte le donne per chiederne il rispetto: e la folla applaude urlante. Poi c'è Susanna Camusso, segretaria della Cgil con i suoi vorrei. Uno su tutti: "vorrei un paese che sa che le giovani donne, i loro progetti, la loro creativtà, la capacità di innovazione, la loro crescita sono il futuro. Senza di loro il paese arretra". E c'è Lunetta Savino con un brano tratto dai "Monologhi della vagina" che smorza la commozione e fa ridere con gli occhi e con la bocca. C'è la Comencini e le sue parole di denuncia: "un paese in cui le donne non possono scegliere di essere madri e lavorare è un paese senza figli e senza speranza"; c'è la Buongiorno e poi ci sono le voci delle tante donne che hanno inviate e-mail sincere e reali, lette e applaudite dalla folla. C'è anche una ragazza di vent'anni, Sofia, che legge una lettera indirizzata a Ruby: una lettera tra coetanee che vivono in mondi diversi eppure così vicini nei quali alle donne si chiede sempre di scegliere tra corpo e anima. Poi c'è la poetessa Patrizia Cavalli, che legge la sua poesia sulla Patria, unico neo della manifestazione: un testo troppo lunga da declamare di fronte ad una Piazza del Popolo che vuole muoversi e gridare e dimostrare di esserci. C'è la voce di Alessandra Bocchetti, femminista storica e fondatrice dell'Università delle Donne "Virginia Woolf", che sale sul palco con un "bentornate!" che scalda i cuori e afferma: "non voterò più un partito che non garantisca una forte presenza al governo di questo paese. E non ho detto liste elettorali, ho detto governo! E intendo donne che magari escono da severe scuole di amministrazione dello stato, e non dal concorso di miss Italia o dal letto sfatto del potente di turno". E poi ancora Suzanne Diku, medico ginecologo e presidente dell'Associazione Donne Congolesi in Italia; la ragazza marocchina in rappresentanza dell'associazione "Filomena La rete delle donne" che esprime la voce di tutte le donne immigrate; c'è anche un uomo (come tanti in piazza) tra i fondatori del Gruppo maschile plurale impegnato da anni negli studi sui ruoli di genere e sui modelli sessuali maschili, Stefano Ciccone; c'è Katiuscia Marini, sindaco di Todi e presidente della giunta regionale dell'Umbria che sottolinea come non si possa far passare il messaggio che "esistono scorciatoie nei percorsi di rappresentanza"; e poi ci sono le parole toccanti di Eleonora Allegra, laureata in Scienze Politiche con tanto di master, precaria; e infine c'è la voce di una delle organizzatrici, Francesca Izzo, che auspica un cambiamento radicale, uno di quelli che permetta che l'Italia diventi "un paese per donne". E poi ci sono loro, quelle sotto al palco, cariche di cartelli dagli slogan più disparati. Uno su tutti: "sono la nipote di mio zio". Ironia, libertà, intelligenza, leggerezza: altro che bigottismo.