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L’ARABA FENICE TESSERA GUCCINI

Giovedì 10 Febbraio 2011 12:48

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gucciniLettera di Chiara Mancini

Un cancello verde sempre spalancato. Una porta che si apre verso l'interno regalandoci l'immagine di uno dei cantautori italiani più meritevoli di sempre.

E' così che ci accoglie calorosamente invitandoci ad entrare in casa sua, a prendere posto in cucina, con il calore e l'affabilità tipica delle persone umili. Francesco Guccini è come lo vedi: un sorriso, una battuta, un bicchiere di rosato, l'immancabile sigaretta, la famosa "erre arrotata" e la simpatia di chi vive per scelta nella piccola frazione di un modesto paesino al confine tra la Toscana e l'Emilia Romagna, dove "il monte Appennino rivela il segreto e diventa un gigante". Francesco Guccini è timidezza, cortesia, ironia, è il racconto di antiche vicende pavanesi, del ricordo di uno zio che parte per l'America ("provincia dolce, mondo di pace, perduto paradiso, malinconia sottile, nevrosi lenta"), sono le beghe tra una "piccola città" (bastardo posto) ed una "vecchia signora dai fianchi un pò molli". Ma Francesco Guccini sono anche i suoi gatti (Pistolicchio, Menica, Paurina), i suoi castagni, il suo Mulino, il fiume dal suono "continuo ed ossessivo" lungo le sponde del quale si ricercano le proprie Radici. Francesco Guccini sono "Una canzone" e i suoi romanzi, le sue biografie. E poi, Francesco Guccini sono anche i suoi fans. Dire che accoglierlo come socio onorario nella nostra associazione sia stato un onore immenso significherebbe sminuire, non valorizzare abbastanza, il regalo che il Guccio ci ha concesso ieri, 7 febbraio 2011. Scherzando tramite Lorenzo Da Ponte (..."è la fede delle femmine come l'araba Fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa.), il Maestrone ricorda assieme a noi i suoi concerti, i suoi viaggi, ci chiarisce il significato di alcuni suoi versi, ci chiede notizie sull'attività da noi svolta a Sezze. Si rivela nella nudità della sua grandezza sgranocchiando i croccantini nostrani inzuppati nel bicchiere di vino. Le due ore trascorse intorno a quel tavolo sono letteralmente volate via, come si fosse trattato solo di un sogno o di una semplice visione. Una bella visione. Infine un abbraccio. Baci sulle guance. E la promessa di rivederci presto, magari domani, chissà! Tra la via Emilia e il West...