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E FU IL CROLLO DELL’ITALICA CULTURA
Venerdì 17 Dicembre 2010 08:30
di Luisa Belardinelli
Metafora "amara" di una situazione culturale instabile è proprio il caso di Pompei con il crollo della Villa dei Gladiatori e successivamente della Casa del Moralista. Incuria, intemperie, calamità naturali. Si è detto di tutto dietro quelle macerie.
E intanto è bastata una semplice infiltrazione di acqua in un muro a segnare la sorte sia della Schola Armaturarum, luogo nel quale si allenavano gli atleti nell'antica Pompei, sulla via principale, la via dell'Abbondanza che della Casa del Moralista, fortunatamente meno colpita. Ma perché Pompei muore una seconda volta? Problemi di fondi? Pompei è visitata ogni anno da milioni di persone paganti. Nel febbraio del 2009 vennero stanziati circa 79 milioni di euro impegnati per il 90% per restauri, per risolvere la piaga del randagismo e aumentare la ricettività e l'accoglienza. Lo scorso luglio poi erano stati approvati i lavori per il consolidamento e il restauro di sette domus: quella dell'Efebo, la Villa dei Misteri, la Fullonica di Stephanus, le Case della Parete Rossa, del Criptoportico, dell'Ancora e di Loreio Tiburitino (non comprendendo purtroppo la Casa dei Gladiatori e del Moralista).
Le macerie di Pompei non sono altro che lo specchio del nostro paese.. Sarò troppo pessimista ma la crisi culturale c'è ed emerge in molteplici settori. Ricordiamo bene il recente sciopero del mondo del cinema italiano, del teatro e degli eventi contro i tagli previsti nella Finanziaria 2011. Allo sciopero, organizzato dai sindacati Slc-CGIL, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil presero parte più di 250.000 lavoratori del settore con l'obiettivo di far tornare il Governo sui propri passi ripristinando le agevolazioni fiscali di cui finora aveva goduto il settore dello spettacolo, chiedendo inoltre un aumento di fondi del Fus, (contributo statale elargito dallo stato) e ridotto per quest'anno a 288 milioni di euro. Tra le richieste, anche la modifica della legge sugli spettacoli dal vivo e lo stop alla delocalizzazione delle produzioni cinematografiche. Lontani ormai i tempi in cui Cinecittà rappresentava un simbolo del cinema mondiale tanto che la stessa Hollywood produceva in Italia alcuni dei suoi successi più importanti. E allora perché non ricominciare? Per farlo bisogna ascoltare gli operatori del settore. La speranza è quella dell'apertura di due tavoli, uno ministeriale e l'altro interministeriale, per riattivare la produzione culturale, per la tutela dei lavoratori del settore e per riorganizzare il sistema attraverso semplificazioni amministrative. Alla Regione Lazio invece i sindacati chiedono.



