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Un bel film come quelli di una volta
Giovedì 02 Febbraio 2012 11:14
Un film dall'eleganza d'altri tempi: questo è "La talpa", pellicola diretta da Tomas Alfredson tratta dall'omonimo romanzo del 1974 di John le Carré, pseudonimo dello scrittore inglese David John Moore Cornwell.
Un film come non se ne vedevano da molto tempo: curato nei minimi dettagli, minuzioso nella ricostruzione scenografica e con una scelta di costumi eccellente. Sembra di respirarla quell'aria da Guerra Fredda: intrighi internazionali, dialoghi ai minimi termini dove il non detto sembra più importante del resto, sguardi carichi di significato. È il 1973 e l'agente George Smiley (un Gary Oldman perfettamente in parte) viene incaricato di trovare una spia russa che fa il doppio gioco all'interno del Circus, i servizi segreti britannici. Questo è quanto ma il resto è molto di più. Una trama complessa da seguire con attenzione per non perdere la sfumatura che spiega il tutto; una trama degna dei migliori film di spionaggio che in questa pellicola dà il meglio di sè grazie ad un intreccio ben congeniato e ad una regia delicata e attenta. Si muore in questo film, ma anche la morte è lieve, appena accennata. Ogni momento, ogni scena sembra essere solo sfiorata ma è proprio in quell'essere aparentemente effimeri che questi attimi dimostrano il loro peso specifico. Della moglie del protagonista non vedrete mai il volto, solo un fiore rosso tra i capelli lunghi, un vestito, una mano, eppure è in questi piccoli particolari che l'intera storia del loro matrimonio si dipana in tutta la sua veridicità. Quattro gli uomini sospettati di essere la talpa: lo Stagnaio, il Sarto, il Soldato, il Povero, interpretati rispettivamente da Percy Alleline, Colin Firth, Roy Bland eToby Esterhase. Quattro uomini sui quali l'agente Smiley indagherà. Alla base di tutto la morte di Jim Prideaux, agente mandato in missione in Ungheria per scovare proprio quella talpa che si scoprirà solo (ovviamente) alla fine. Ritmi lenti, scene senza dialoghi, parole dette con profondità senza mai esagerare: non c'è un dialogo che non abbia una sua importanza. Godetevelo con attenzione: io l'ho fatto e adesso ho voglia di leggere il libro da cui è tratto. Non accade spesso: solitamente il film è sempre peggiore del romanzo. Un film leggero e romantico nonostante questi due aggettivi non vengano solitamente usati per una spy-story; un film da assaporare sul grande schermo per la sua pura bellezza visiva; un film girato con mano vellutata che ricopre di sentimento ogni singola scena.




