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Un libro sul gusto dei sapori pontini

Giovedì 19 Gennaio 2012 18:31

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copertinalibrodi Paola Bernasconi

"Partiamo da un fatto ormai assodato: è strutturale la crisi che ha colpito il settore industriale della provincia di Latina. Strutturale e irreversibile. In pratica, stiamo pagando gli errori del passato: abbiamo scelto la fabbrica e abbandonato i campi andando contro la vocazione del territorio.

Convinti che questa fosse la strada giusta per garantire uno sviluppo serio e duraturo. Fin qui niente di male: sbagliare è umano. È perseverare che è diabolico. E noi abbiano insistito su questo terreno anche quando era palese che avremmo perso. Abbiamo insistito per non tornare a fare i contadini. Senza capire che una delle nostre ricchezze, una delle vere risorse della provincia è l’agricoltura. Ma c’è chi ancora è perplesso. Ecco, questo libro è un aiuto per sgomberare i dubbi e contribuire ad aprire nuovi scenari". Con queste parole parla del suo nuovo libro Roberto Campagna, sociologo e giornalista. "Il sapore della Palude" è il titolo dell'opera pubblicata dalla romana Gangemi Editore. Un'opera che vuole riscoprire e far riscoprire ai suoi lettori i prodotti di una terra ricca di frutti come quella dell'Agro Pontino. Un libro da avere per leggere e consultare come una guida: al suo interno troverete infatti circa sessanta ricette della tradizione alle quali abbinare anche vini locali. Il punto di forza? Per ogni prodotto di cui si parla potrete trovare l’indirizzo del luogo o dell’azienda dove poterlo acquistare. Il Kiwi Latina, il Carciofo romanesco e i broccoletti di Sezze, il Sedano bianco di Sperlonga, le arance di Fondi, le ciliegie di Maenza, le lenticchie di Ventotene, le cicerchie di Campodimele, l’uva Moscato di Terracina, i cocomeri nostrani, il pomodoro Spagnoletta di Gaeta, l’uva fragola di Roccagorga, i fichi di Pisterzo, le castagne di Norma, le fragole Favetta di Terracina: tante prelibatezze da gustare secondo ricette locali per tornare ad assaporare i prodotti del territorio, lo stesso territorio che da sempre vanta una spiccata attitudine agricola. "Tutto ciò – scrive l’autore – per dire che se in passato l’agricoltura ha permesso la modernizzazione delle nostre comunità, ora i prodotti ortofrutticoli e il loro uso, vecchio e nuovo, in cucina possono guidare la riscossa nell’era della globalizzazione. Siamo un popolo di zappaterra. E di bovari. È inutile che ci giriamo intorno: è così. Continuare a negarlo ci danneggia sia culturalmente sia economicamente. Il perché è semplice: a livello culturale intacca fortemente la nostra storia e non ci permette di rafforzare l’identità, due presupposti fondamentali per vincere qualsiasi sfida. Mentre sul piano economico ci fa perdere la scommessa della crescita."